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Durante la Seconda Guerra Mondiale un ufficiale tedesco, Werner von Ebrennac è acquartierato presso un'abitazione in una cittadina della Francia
occupata dalle truppe naziste. Egli si trova a vivere con un anziano signore e sua nipote che, per dimostrargli il loro disprezzo, si rifiutano perfino di parlargli.
Ogni sera, quando sono insieme, von Ebrennac cerca di rompere il silenzio con storie idealistiche sulla sua vita e sul suo paese. Tuttavia il continuo silenzio dei
suoi ospiti avrà un terribile effetto su di lui...
Malgrado il basso costo (la maggior parte del film ha luogo in una stanza con tre personaggi), è un film
affascinante che rappresenta una potente affermazione contro la guerra nel modo più sottile possibile. Il romanzo era stato pubblicato clandestinamente dalle
Editions de Minuit nel 1941 e lo stesso Melville ebbe molte difficoltà nel girare il film (da lui stesso prodotto e montato) poiché il Centre du Cinéma non gli
concesse l'autorizzazione e quindi egli acquistò la pellicola al mercato nero. Il film fu girato in 27 giorni tra Agosto e Dicembre 1947, ma la prima presentazione
al pubblico non ebbe luogo che nell'aprile 1949.
Le Silence de la Mer (1947)
Con Howard Vernon (von Ebrennac), Jean-Marie Robain (lo zio), Nicole Stéphane (la nipote), sceneggiatura di Jean-Pierre Melville dal romanzo di Vercors edito nel 1941,
fotografia di Henri Decaë, musica di Edgar Bischoff, durata 88 minuti, B/N.
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Paul e Elisabeth, due adolescenti che vivono presso la loro madre morente, sono fratello e sorella ed intrattengono dei rapporti singolari.
Inseparabili, essi vivono nella stessa camera e passano il loro tempo ad inveire l’uno con l’altra e a giocare giochi insoliti e provocatori. Dopo una ferita capitata
nel corso di una battaglia di palle di neve nel suo liceo, Paul deve restare obbligato a letto sotto la protezione di sua sorella. Questa coabitazione inquietante prosegue
dopo il decesso della madre e il matrimonio di Elisabeth con un giovane e ricco uomo d’affari dal destino funesto. Vengono a raggiungerli nella grande dimora
ereditata dal defunto marito, Gerard, il miglior amico di Paul, e Agathe, incontrata in una agenzia di mannequin. Quando Elisabeth viene a conoscenza che Agathe
e Paul sono innamorati e soffrono in silenzio, la relazione fraterna si trasforma in psicodramma.
Girato fra il novembre 1949 e il gennaio dell'anno seguente, il film viene presentato nel marzo del 1950. Il rapporto fra Melville e Cocteau non si interrompe con
la fine delle riprese di Les enfants terribles: lo stesso anno Melville interpreta il ruolo del direttore dell' hotel in Orpheé (Orfeo, 1950) di Cocteau.
Les Enfants Terribles (1949)
Con Nicole Stéphane (Elisabeth), Edouard Dermithe (Paul), Jacques Bernard (Gérard), Renée Cosima (Agathe),
sceneggiatura di Jean Cocteau, fotografia di Henri Decaë, musiche da J.S. Bach ed A. Vivaldi, durata 107 minuti, B/N.
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Una novizia deve lasciare il convento per prendere in gestione la libreria ereditata dai suoi genitori e per occuparsi della sorella minore.
Quest'ultima è innamorata di una giovane canaglia amante di una ricca straniera...
Quand tu liras cette lettre è un film commissionato a Melville e d'altra parte è l'unico film della sua carriera a cui non ha partecipato alla sceneggiatura.
Melville tratta il soggetto con serietà e fornisce l'occasione a Juliette Gréco di uscire dal ruolo di cantante o di musa a cui era stata confinata fino ad allora.
Da notare di nuovo la presenza come generico di Jean-Marie Robain che Melville utilizzò in diversi suoi films tra cui Le Silence de la Mer e Bob le Flambeur.
Quand tu liras cette lettre (1953)
Con Juliette Gréco (Therese Voise), Yvonne de Bray (La vecchia signora), Daniel Cauchy (Robiquet), Philippe Lemaire (Max), Yvonne Sanson (Irene),
sceneggiatura di Jacques Deval, fotografia di Henri Alekan, musiche Bernard Peiffer, durata 104 minuti, B/N.
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Bob, un truand di mezza età, si è ritirato dagli affari per consacrarsi alla sua unica passione, il gioco.
A corto di soldi, organizza minuziosamente un ultimo colpo: una rapina al Casinò di Deauville. Ma il giorno stabilito, la tentazione del gioco è troppo forte per
Bob, che riprende a scommettere tanto da dimenticare il suo compito. Dopo uno scontro a fuoco tra i malviventi e la polizia, Bob viene arrestato all'uscita del
Casinò, proprio mentre vengono caricati sulla sua macchina i soldi della straordinaria vincita che ha ottenuto...
Bob il giocatore suscita l'entusiasmo incondizionato dei Cahiers du Cinéma che nel 1956 dedicano a Melville un'articolo elogiativo scritto da Claude Chabrol.
L'idillio con la principale rivista di critica militante continua. Così come continua la sufficienza della critica ufficiale, che rifiuta il film e ancora fatica
a scorgere la forza innovatrice dei lavori dell'autore.
Bob le Flambeur (1955)
Con Isabel Corey (Anne), Daniel Cauchy (Paulo), Roger Duchesne (Bob), Guy Decomble (Ledru),
sceneggiatura di Jean-Pierre Melville - Auguste le Breton, fotografia di Henri Decaë, musica Eddie Barclay - Jo Boyer, durata 97 minuti, B/N.
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A New York, un giornalista de l'Agence France-Press, aiutato da un fotografo etilista, è incaricato di indagare sulla scomparsa di un diplomatico
francese. I due uomini trovano tre foto in cui il diplomatico appare in compagnia di tre donne diverse. Si mettono alla ricerca di queste tre donne...
Tre anni dopo Bob le Flambeur, Melville rende nuovamente omaggio al cinema americano. Il film è di fatto un immergersi nell'atmosfera notturna newyorkese.
Per l'occasione Melville si costruì un personaggio da film noir con cappello a larghe falde, sigaro, impermeabile ed occhiali neri. Anni dopo alla domanda su
come collocasse Deux Hommes dans Manhattan Melville rispondeva: "Non lo colloco. Lo ripudio. È un atteggiamento estremamente salutare, estremamente igienico
quello di ripudiare i propri film. Ti impedisce di prenderti sul serio. Prendersi sul serio è tragico. Come fare a ripudiare un film? Facendone un altro.
Non c'è altro modo".
Deux Hommes dans Manhattan (1959)
Con Pierre Grasset (Delmas), Jean-Pierre Melville (Moreau), Jean Lara (Aubert), Jerry Mengo (McKimmie), Christine Audes, Ginger Hall,
sceneggiatura di Jean-Pierre Melville, fotografia di Nicolas Hayer, Jean-Pierre Melville, musiche Christian Chevalier - Martial Solal, durata 85 minuti, B/N.
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Una cittadina di provincia sotto l'occupazione; una giovane donna, il cui marito è stato ucciso in guerra, vive da sola con France, la sua
piccola figlia. Militante comunista trova la religione ridicola e decide di dirlo al primo prete arrivato. Questo prete sarà il giovane Léon Morin...
Melville voleva adattare il romanzo di Béatrix Beck (premio Goncourt 1952) già dalla sua apparizione. Nel ruolo della giovane vedova scelse Emmanuelle Riva,
inteprete del fortunato film di Resnais Hiroshima Mon Amour (1959), e decise di affidare il ruolo di Léon Morin a Jean-Paul Belmondo dopo averlo incontrato sul
set di A bout de souffle di Godard (1959), ma soprattutto dopo averlo apprezzato nel film Classes tous risques di Claude Sautet (1959). Il primo montaggio del
film durava più di tre ore. Ma Melville decise di concentrare l'azione attorno ai due personaggi principali. In effetti, nella prima versione, Melville aveva dedicato
molto tempo alla descrizione delle condizioni di vita sotto l'Occupazione.
Léon Morin prêtre (1961)
Con Jean-Paul Belmomdo (Léon Morin), Emmanuelle Riva (Barny), Patricia Gozzi, Irene Tunc, Nicole Mirel,
sceneggiatura di Jean-Pierre Melville, fotografia di Henri Decaë, musica Martial Solal, durata 112 minuti, B/N.
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Maurice Faugel è uscito di prigione segnato nel fisico e nel morale.
Per vendicare la morte della moglie uccide Gilbert Varnove e fa razzia dei gioielli del ricettatore. Prepara un nuovo furto con scasso con l’aiuto di Silien,
che è sospettato di essere doulos, un informatore. Il furto finisce male. Silien, messo alle strette dal commissario Clain, architetta un piano per destreggiarsi
nel milieu ma qualcosa non funziona.
In argot, doulos significa cappello. E per la polizia e i fuorilegge chi ne lo porta è un informatore.
Il noir come luogo in cui si consuma la tragedia, la menzogna come espediente per ritardare la morte. Adattamento dal romanzo di Pierre Lesou dove Melville,
contrappone ai dialoghi ridotti all’essenziale, una messa in scena "parlante" ricca di soluzioni da noir americano.
Le Doulos (1962)
Con Jean-Paul Belmondo (Silien), Serge Reggiani (Maurice Faugel), Jean Desailly (commissario Clain), Michel Piccoli (Nuttheccio),
sceneggiatura Jean-Pierre Melville, fotografia Nicolas Hayer,
musica Paul Misraki, durata 103 minuti, B/N.
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Un ex boxeur, è assunto come segretario da Dieudonné Ferchaux, un banchiere che lascia Parigi per New York per evitare il carcere. In America il
banchiere ha del denaro depositato ma non riesce a ritirarlo completamente. I due fuggono verso il sud e nel viaggio si conoscono meglio: Ferchaux capisce che Michel
è soprattutto interessato al suo denaro anche se esita a derubarlo…
Melville voleva intitolare il film Un jeune homme honorable ma, per motivi imposti dalla produzione prese lo stesso titolo del romanzo di Simenon da cui aveva tratto
il soggetto ma il film ne è del tutto estraneo. Il film ha molti riferimenti alla realtà americana, per esempio Ferchaux è Howard Hughes che, subissato di processi,
scomparve nel 1961 con il suo segretario per cinque anni.
L'Aîné des Ferchaux (1962)
Con Jean-Paul Belmondo (Michel Maudet), Charles Vanel (Dieudonné Ferchaux), Michèle Mercier (Lou),
sceneggiatura Jean-Pierre Melville, fotografia Henri Decaë , musica Georges Delerue, durata 102 minuti, Colore. |
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La storia si svolge tra Parigi e Marsiglia. Gu Minda, un pericoloso caïd, evade di prigione. Tornato a Parigi trova i suoi vecchi complici coinvolti
in una guerra tra bande. Per l’ispettore Blot,che indaga sull’affare, tutti i protagonisti sono delle vecchie conoscenze. Gu deve allontanarsi da Parigi ed accetta
la proposta di una rapina per rifarsi sui suoi nemici, ma cade nella trappola tesa da Blot.
Questo film poliziesco , il cui soggetto è un adattamento dal libro di José Giovanni è stato considerato come l’apice dell’opera di Jean-Pierre Melville.
I suoi eroi sono inchiodati ad un universo di violenza estrema dove i rapporti tra le persone sono dominati da ricatto, delazione e calcolo. Un film noir tagliente
come una lama e duro come un diamante.
Le deuxième souffle (1966)
Con Lino Ventura (Gu Minda), Paul Meurisse (ispettore Blot), Raymond Pellegrin (Paul Ricci), Marcel Bozzuffi (Jo Ricci), Christine Fabrega (Manouche),
Michel Constantin (Alban) sceneggiatura Jean-Pierre Melville dal romanzo di José Giovanni, fotografia Marcel Combes, musica Bernard Gérard, durata 140 minuti, B/N
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 | Audio estratto dal film di Costantino Sarnelli
Jean-Pierre Melville, Tre gradazioni del noir Un'intervista a Mauro Gervasini (Le Cercle Rouge, 2007) |
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Un killer professionista entra in un night club e ne uccide il proprietario. La pianista del locale che lo vede durante il confronto
con la polizia, non ha il coraggio di riconoscerlo. Lui ha un alibi di ferro, ma il commissario non gli crede e cerca di incastralo. Una volta liberatosi
del controllo della polizia il killer capisce di essere in pericolo: quelli che gli hanno commissionato il delitto lo vogliono morto.
Dopo diverse traversie il suo ultimo bersaglio sarà la pianista, ma un colpo di scena stravolgerà tutto.
Il carton pregénérique riporta una frase attribuita al Bushido: "Non vi è solitudine più profonda di quella del samurai, se non quella di una tigre
nella giungla...forse..." Il film, un poema che Melville ha dedicato al paese di Mizogushi, illustra un complesso universo simbolico in cui Costello-Delon è
braccato come lo era Dix Handley-Sterling Hayden, in Giungla d’asfalto.
Le samuraï (1967)
Con Alain Delon (Jef Costello), François Périer (il commissario), Nathalie Delon (Jeanne Lagrange), Cathy Rosier (Valerie),
sceneggiatura Jean-Pierre Melville, fotografia Henri Decaë, musica François de Roubaix, durata 95 minuti, Colore
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L’armèe des ombres (1969)
Con Lino Ventura (Philippe Gerbier), Paul Meurisse (Luc Jardie), Simone Signoret (Mathilde), Jean-Pierre Cassel (Jean-François), Paul Crauchet (Felix),
Claude Mann (“Le Masque”), Christian Barbier (“Le Bison”), Serge Reggiani (il barbiere), sceneggiatura di Jean-Pierre Melville dall'opera di Joseph Kessel,
fotografia Pierre Lhomme, musica Eric Demarsan, durata 137 minuti. Colore.
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Appena uscito di prigione un malvivente organizza un colpo magistrale a una gioielleria
di place Vendôme, con l’aiuto di un gangster evaso e di un ex poliziotto alcolizzato. Il commissario Mattéi, incaricato di ripescare l’evaso, tende loro
una trappola. Il destino chiuderà i personaggi nel suo cerchio rosso.
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Film che riprende tutte le situazioni convenzionali del genere poliziesco ed i cui personaggi diventano maschere del noir.
Fu un grande successo internazionale. La versione italiana fu tagliata di venti minuti. Per Melville non ci vuole molto a capire che si tratta di un western,
la cui azione, per forza di cose, si svolge a Parigi invece che nel West.
"Una Parigi - spiega Melville a Nogueira - dove le automobili hanno preso il posto dei cavalli. Sono partito appositamente dalla situazione più convenzionale,
più tradizionale e, in certo modo, obbligatoria: l'uomo che esce di prigione."
E Corey-Delon corrisponde al cow-boy a cavallo che, alla fine dei titoli di testa, spinge le porte di un saloon.
Le cercle rouge (1970)
Con Alain Delon (Corey), André Bourvil (commissario Mattéi), Gian Maria Volonté (Vogel), Yves Montand (Jansen), François Périer (Santi),
sceneggiatura Jean-Pierre Melville, fotografia Henry Decaë, musica Eric Demarsan, durata 135 minuti. Colore.
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All’imbrunire in una stazione balneare, una banca è rapinata da una banda il cui cervello è Simon, proprietario di un night e amico
del commissario Coleman. Il bottino servirà a finanziare un rocambolesco furto di droga. Il commissario, che ha un informatore, segue la pista del carico di
droga e arriverà dopo aver incastrato un uomo della banda, a Simon.
Ultimo film di Melville, considerato crepuscolare e debole rispetto agli ultimi girati. Ricco di ellissi, con una struttura sfuggente è un opera che sta
all’apice dell’astrazione del genere poliziesco.
Un Flic (1972)
Con Alain Delon (commissario Coleman), Richard Crenna (Simon), Catherine Deneuve (Cathy), Riccardo Cucciola,
sceneggiatura Jean-Pierre Melville, fotografia Walter Wottitz, musica Michel Colombier, durata 96 minuti, Colore.
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